Anche quest’anno, nella suggestiva cornice di Villa Celimontana a Roma, si è svolto il Festival di Primavera, organizzato dall’Accademia Internazionale di Teatro.

L’evento, che ha avuto luogo dal 25 aprile al 1 maggio e che è giunto ormai alla sua 37esima edizione, vede protagonisti i docenti e gli studenti dell’Accademia, in qualità rispettivamente di registi e autori (i primi) e attori (i secondi).

“L’Accademia nasce quasi quarant’anni fa – ci racconta Sabrina Gilio (docente, regista teatrale e co-organizzatrice del Festival) – e da due anni ha ottenuto il più importante riconoscimento professionale, quello del MIUR, grazie al quale possiamo dire che il diploma che si consegue qui è da considerarsi a tutti gli effetti una laurea di primo livello. Sono soltanto altre due le accademie in Italia che rilasciano un titolo di tale valore, ossia la statale Silvio D’Amico e la Paolo Grassi di Milano”.

L’Accademia Internazionale ha però le sue peculiarità, che risiedono, come dice il nome, nel respiro più europeo che nazionale che viene dato alla formazione professionale: “nel teatro italiano è preponderante la prosa – continua la Gilio – e questo può rendere complicato esportare fuori dai confini nazionali il prodotto artistico, specie per difficoltà di comprensione linguistica. I docenti di questa Accademia, compresi i fondatori, vengono tutti da esperienze internazionali e sono consci di tale questione: per questo si cerca di insegnare il teatro agli studenti secondo un modello ispirato a un teatro visuale, e improntato a una produzione europea”.

E’ forse per questo che gli attori si cimentano nella messa in scena di alcuni interessanti spettacoli Open Air, rappresentati all’aperto, nel parco. In particolare, gli studenti del terzo anno recitano prima in un divertente Photo Psycho, ispirato al celebre capolavoro di Hitchcock in versione fotoromanzo, per poi continuare con due opere ispirate rispettivamente ad Amori Difficili di Calvino e al Pinocchio di Pommerat: “Quando si è su un tradizionale palco –  spiega la docente – esiste quello che possiamo chiamare un rapporto più diretto con la parola. Si può modulare la voce in modo più teatrale, c’è una ieraticità dei gesti, una recitazione più solenne. All’aperto, se si volesse recitare in questo modo, si starebbe sempre a urlare, e per ovviare a questo si ricorre a vari escamotage, come la costruzione di una situazione tale da far capire ciò che accade, o le parti con la voce registrata in Amori Difficili, che peraltro sono le più delicate. Si veda anche Pinocchio: abbiamo tralasciato di raccontare la storia che tutti conoscono e abbiamo suddiviso la vicenda in quadri scenici, in cui contano molto il corpo, l’immagine. Il teatro visuale è un teatro molto fisico, e infatti i nostri studenti si cimentano in parecchie materie fisiche, e spesso provvedono, supervisionati, all’elaborazione delle coreografie, com’è successo per il personaggio di Calibano nella riduzione de La Tempesta di cui ho curato la regia. Direi anzi che gli studenti ricevono una formazione a 360 gradi: recitazione e ballo, ma anche scrittura e sceneggiatura, costruzione e organizzazione. Posso affermare con sicurezza che alla fine dei tre anni per molti emergono capacità ulteriori rispetto a quelle attoriali”.

Il Festival non trascura infine il teatro classico, e propone riduzioni di quattro opere di Shakespeare messe in scena dagli studenti del secondo anno, opere peraltro diversissime tra loro e che abbracciano generi diversi: Giulio Cesare, Tito, La Commedia degli errori oltre al già citato La Tempesta. Gli studenti del primo anno, invece, più numerosi degli altri a causa della selezione che avviene per il passaggio agli anni successivi, prendono parte al Festival con Si fan favole, un simpatico spettacolo che racconta le favole antiche e moderne (Cappuccetto rosso, Bambi, Alice, Peter Pan, e altre) all’interno di scenari contemporanei (Matrix, Pulp Fiction, Star Wars, Super Mario, ecc.). Alcune serate del festival  hanno visto la messa in scena di Rapsodia in Clown, altro spettacolo comico. Questi ultimi due show sono stati portati dagli attori anche nelle scuole e nelle piazze.

Per concludere, chiediamo di fare un bilancio di questo festival alla docente: “Direi estremamente positivo. In realtà l’evento doveva svolgersi in Aprile, ma siamo stati fermati dal maltempo. Questo fatto da una parte è stato negativo, ma per un altro verso c’è stata una sedimentazione di questi spettacoli nella testa degli studenti, cosa che ha migliorato ancora il risultato finale. Anche l’affluenza di pubblico è stata eccezionale, proprio come ci aspettavamo”.