Il 2 agosto 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il governo presieduto da Antonio Salandra aveva dichiarato la neutralità dell’Italia, ricordando come, ai sensi dell’art.4 della Triplice Alleanza, essa fosse stata concepita come difensiva e non offensiva, come invece era divenuta con la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia. La diplomazia italiana tuttavia non rimase coerente con questo dogma, poiché, ricercando da sempre di completare i suoi “confini naturali” con Trieste e Trento, decise di sottoscrivere un patto segreto con la Triplice Intesa, formata da Francia, Inghilterra e Russia. La Triplice Intesa promise all’Italia che in caso di vittoria avrebbe ottenuto il Trentino, il Sud Tirolo fino al Brennero, la Venezia Giulia, l’intera penisola istriana (con l’esclusione della città di Fiume) e una parte della Dalmazia.

L’Austria prese così bene il tradimento dell’Italia che, nel giugno 1916, passò all’attacco attraverso la Strafexpedition, ovvero la spedizione punitiva che tuttavia si arrestò ad Asiago.

Facendo un salto di tre anni ed arrivando alla fine della prima guerra mondiale, vediamo come la Triplice Alleanza fu sconfitta, ponendo fine alla prima guerra mondiale e segnando l’inizio dei lavori della conferenza di pace a Parigi (1919). La conferenza ufficializzò il Trattato di Londra ma, con la dissoluzione inaspettata dell’impero Austro-Ungarico, l’Italia richiese che anche Fiume, abitata in prevalenza da italiani, ma che non era rientrata nell’accordo, passasse, secondo il principio di nazionalità, all’Italia. Il rifiuto della Conferenza scatenò l’irredentismo italiano, in particolar modo quello di D’Annunzio, che dopo aver coniato il termine di “vittoria

D’Annunzio in divisa

mutilata” passò subito ai fatti occupando Fiume, dichiarandola annessa all’Italia ed istituendovi una reggenza. L’esperienza durò poco, poiché nel dicembre del 1920 la reggenza ebbe termine, sconfitta dal Regio esercito. Solo con il Trattato di Roma del 1924 con il Regno dei Serbi, Croati, Sloveni, Fiume fu annessa all’Italia.

Terminata la fase storica, comincia la più breve, ma appagante, fase calcistica. Il calcio è da sempre un riflesso del contesto sociale e storico del momento e in “quel momento” che Fiume era italiana, nel 1926 nacque l’Unione Sportiva Fiumana.

Simbolo dell’Unione Sportiva Fiumana

La Fiumana, nella sua breve storia, riuscì a partecipare, nel corso della stagione 1928-1929 alla massima divisione nazionale, dove rimase per un anno per poi retrocedere nelle serie minori. La squadra locale giocava nello Stadio comunale del Littorio (capace di contenere 8.000 tifosi), nome che denota esplicitamente come anche nel calcio entrasse prepotentemente la storia. La stessa storia che al termine della seconda guerra mondiale, dopo la sconfitta dell’Italia, riporterà Fiume, come l’Istria e la Dalmazia, nelle mani della Jugoslavia. Questo avvenimento segnerà la fine della Fiumana, che si scioglierà per ricostituirsi Rijeka nel 1946.

Il Rijeka ha vissuto molti dei suoi anni nelle serie minori, raggiungendo un picco nella stagione 1979-1980, dove raggiunse i quarti di finale della Coppa delle Coppe, prima di essere eliminata dalla Juventus. Altro traguardo storico furono i sedicesimi dell’allora Coppa Uefa (1984-1985) dove all’andata in casa vinsero 3-0 contro il Real Madrid, ma al ritorno non riuscirono nel passaggio del turno dopo una controversa partita (ne ho parlato qui). Ad oggi il Rijeka ha vinto tre coppe croate ed una Supercoppa, e a tre giornate dal termine, con cinque punti di vantaggio dalla Dinamo Zagabria e con una sola sconfitta al passivo, è vicina alla vittoria del suo primo campionato.

 

Foto di presentazione: la prima pagina del “Corriere delle Puglie” del 13 settembre 1919