I romani, privi di tutto, iniziarono ad organizzarsi sotto il controllo alleato e di uno speciale Commissario, scelto subito dopo la fuga ignominiosa del piccolo monarca e della sua famiglia. Mussolini era sotto la protezione del comando tedesco, in un primo tempo nell’Appennino abruzzese, nel tentativo di riorganizzare i suoi fedelissimi.

La città era priva di tutto, a cominciare dai mezzi di trasporto: per collegare i vari quartieri e il centro ci si serviva di privati, in grado di garantire il trasporto di più persone sugli stessi percorsi che svolgevano i tram e i le linee urbane. Grappoli di cittadini, pagando un prezzo modesto, potevano raggiungere i loro cari e amici aggrappati alle sponde di improvvisati camion per tentare di ritornare ad una vita quasi normale.

Era tanta la voglia di rinascita che perfino nell’ambiente artistico fiorirono tentativi di rianimare la società tanto provata. Riguardo al cinema, il grande regista Rossellini filmò il capolavoro “Roma Città Aperta” in uno scantinato disadorno, con mezzi di fortuna ed attori improvvisati intorno alla famosa Anna Magnani, in arte Nannarella; ne seguirono molti altri, come Sciuscià, il piccolo lustrascarpe, praticamente iniziò così il neorealismo del cinema italiano.

Nel nostro quartiere (Ostiense) la novità più grande fu la presenza di una stazione radio all’interno dell’ex Dogana dei Magazzini Generali, che le autorità militari americane avevano installato ed adibito a quartier generale. Oltre al magazzino delle vettovaglie e altri servizi, c’era un posto di polizia PM, che aveva principalmente il severo compito di mantenere l’ordine tra i militari di varie nazionalità, che spesso trasgredivano bevendo qualche bicchiere di troppo.

La radio trasmetteva musica ininterrottamente, per lo più jazz. Ricordo che potevamo chiedere, chiamando la stazione, una canzone dedicata ad una ragazzetta nel nostro inglese maccheronico, e la mattina dopo puntualmente alle 8,30, dopo il notiziario, la diffondevano per tutta l’area di Roma e provincia.

La stranezza della situazione che vivevamo era che, mentre l’Italia da Roma in giù era stata liberata, al Centro Nord si combatteva duramente per la fortissima resistenza di quel che rimaneva dell’armata di Albert Kessellring, generale tedesco fece costruire la celebre Linea Gotica, che attraversava il tratto dalla costa Tirrenica a quella Adriatica attraverso i rilievi dell’Appennino Tosco Emiliano.

Per lunghissimo tempo gli alleati furono costretti a rinunciare ad avanzare per le forti perdite; quella era l’ultima possibilità per la Germania salvare il salvabile, perché superata la linea gotica si sarebbe spianata la strada per il nord e il Brennero; inoltre lo sbarco in Normandia e la precipitosa e rovinosa ritirata dalla Russia per la gigantesca controffensiva dell’ Armata Rossa avevano segnato l’inizio della disfatta definitiva della Germania e del Nazifascismo.

Dopo la distruzione dell’Occidente, il centro della guerra si spostò in Estremo Oriente, contro il Giappone che faceva parte dell’Asse Berlino Roma Tokio; si concluse tragicamente per l’uso dell’orribile nuova arma di distruzione di massa, la bomba atomica, che provocò centinaia di migliaia di morti e altrettante vittime di radiazioni e malformazioni fisiche per generazioni

Iniziarono interminabili conferenze di pace e i processi internazionali a carico dei nazisti responsabili di efferati delitti e crimini di guerra. Gli Alleati, vincenti, si spartirono geopoliticamente l’Europa secondo la posizione delle armate al momento della fine delle ostilità, per cui L’Europa occidentale rimase sotto l’influenza americana e quella orientale a quella dell’Unione Sovietica. Fu costituita subito dopo L’Organizzazione delle Nazioni Unite, sul modello della Società delle Nazioni della prima guerra mondiale che fallì miseramente, e l’attuale sta seguendo lo stesso iter purtroppo.

Ma nonostante queste prime difficoltà tutti popoli sopravvissuti alla guerra ripresero alacremente a ricostruire il tessuto sociale distrutto e riattivare la macchina industriale e le principali attività commerciali ed amministrative. L’Italia in particolare, grazie al New Deal, promosso dallo statunitense Roosevelt, ebbe una crescita incredibile nel periodo che infatti fu denominato del “miracolo italiano”; del gigantesco credito concesso con il New Deal, al limite dell’usura, ancora oggi paghiamo le conseguenze, insieme ai debiti di guerra dovuti quale paese sconfitto senza condizioni.