Il 27 giugno 2017 scoccherà il quinto anno di James Pallotta come presidente dell’AS Roma: era il 2012 infatti quando l’imprenditore nativo di Boston venne nominato tale dal Consiglio d’Amministrazione giallorosso, diventando il secondo presidente straniero della storia del club capitolino dopo la breve parentesi che ha visto Thomas Di Benedetto sulla poltrona come numero uno.
All’arrivo di Pallotta, apparve chiaro a molti che la stagione precedente era stato solo un momento di transizione per la storia della squadra, e quasi tutti si aspettavano che la musica sarebbe cambiata in poco tempo : a dare manforte ai sogni di gloria dei tifosi arrivarono le dichiarazioni dello stesso Pallotta nell’ottobre 2012, che promise lo Scudetto entro 5 anni.
Cosa è successo da allora a Roma e nella Roma? Cosa ha portato il rapporto tra Pallotta e la tifoseria romanista alla rovina, specialmente con i settori più caldi del tifo, che professano un astio decisamente manifesto verso quello che almeno nei ranghi ufficiali è anche il loro presidente?

“Scudetto in cinque anni”
È bene partire proprio da quelle dichiarazioni: la Roma, quel fatidico scudetto, non lo ha mai vinto. L’anno in cui è sembrata potercisi avvicinare di più è stato il 2013/2014, quando alla guida della squadra è stato chiamato il francese Rudi Garcia che ha messo in piedi una stagione da record arrivando a collezionare ben 85 punti in campionato: la sua sfortuna è stata incorrere in una Juventus capace di farne 102, in quello che è ancora oggi il record assoluto.
A parte quell’annata, comunque, la Roma non ha mai neanche lontanamente dato l’impressione di poter competere con i bianconeri per evidenti lacune nelle rose costruite in estate e anche durante le sessioni di riparazione invernali: anche nella stagione in corso, in cui la squadra sembrava aver trovato la giusta quadratura, nella finestra di gennaio la dirigenza è stata di fatto immobile, non ha rafforzato la rosa soprattutto in termini di profondità ed ora ne sta pagando le conseguenze.

Miralem Pjanic (Foto: Wikipedia)

Il fatto che sconvolge la maggioranza dei tifosi è che questa squadra vede partire ogni anno il suo miglior giocatore, o comunque uno di quelli cardine nel sistema di gioco: senza voler ritirare fuori una lista decisamente lunga, basti pensare al fresco esempio estivo di Miralem Pjanic, passato addirittura proprio alla Juventus andando a rinforzare quindi la principale diretta rivale.
Come può pensare un presidente di una squadra di calcio, seppur non grande conoscitore dello sport in questione, di vincere se ogni anno smantella la squadra per fare cassa? La Roma reinveste poi infatti puntualmente il denaro in giovani di prospettiva o giocatori che non hanno brillato in altri campionati, sperando di scovare il talento giusto da poter rivendere a peso d’oro alle big europee. Questo processo, ovvero l’autofinanziamento, non ha niente di vergognoso in sé: è difficile pensare di poter competere con squadre come Real Madrid, Manchester United o anche come anche la stessa Juventus, che hanno fatturati decisamente diversi; semplicemente sarebbe bastato non illudere i tifosi Romanisti con promesse non mantenibili, cosa di cui probabilmente il tycoon americano era già a conoscenza.
Ah, la tradizione…
Il secondo punto sulla lista (che per importanza può essere tranquillamente associato al primo) riguarda il cambiamento di stemma e data dell’AS Roma. La squadra giallorossa si è ritrovata improvvisamente ad essere nata il 7 giugno anziché il 22 luglio 1927 quando per una vita si è festeggiata la data di luglio, come testimoniato da diversi documenti ufficiali: i tifosi non hanno gradito questo fatto, e continuano a riunirsi ogni anno allo scoccare della mezzanotte del 22 luglio in Via Uffici del Vicario 35, dove la Roma è nata.

Il vecchio e il nuovo stemma rispettivamente a sinistra e a destra. (Foto: foxsport.it)

Ad aggiungersi a questo fatto è arrivato poi il cambiamento dello stemma nella settimana che ha preceduto il derby di Coppa Italia del 26 maggio 2013: il nuovo stemma, da subito non gradito, è stato associato anche alla sconfitta, costituendo un accoppiamento decisamente poco gradito. Le critiche hanno riguardato principalmente l’introduzione della scritta ROMA al posto dello storico ASR nella parte inferiore del logo: sono nate diverse iniziative popolari per tornare al vecchio stemma, ritenuto l’unico originale, ma nessuna di questa è sembrata neanche lontanamente essere stata presa in considerazione dal management americano.
Nemici-Amici
Ad inquinare ulteriormente i rapporti è stato il nuovo tipo di alleanza che i vertici societari hanno stretto con la Juventus: si parla di loro come il modello a cui guardare, quando siamo tutti a conoscenza di quello che la squadra piemontese rappresenta nell’immaginario del tifoso Romanista ed anche i vari peccati di cui si è macchiata nel corso della sua storia. Addirittura, nell’estate 2013 è stato concesso ai bianconeri l’ingresso nel centro sportivo di Trigoria per allenarsi in vista della sfida in Supercoppa contro la Lazio all’Olimpico: il fatto ha ovviamente (e giustamente) scatenato l’ira dei tifosi giallorossi, increduli di fronte alla scelta.
Il nemico di una vita, la squadra tanto odiata per le continue lotte dentro e fuori dal campo (non dimentichiamo che la coppia Zeman-Sensi ha pagato per le continue invettive lanciate alla società bianconera) è diventata ora il miglior alleato della Roma: un’onta per ogni tifoso giallorosso.
Fucking idiots
In tutti questi anni di soprusi e nessuna soddisfazione, i ragazzi della Curva Sud non hanno comunque mai fatto mancare il proprio supporto alla squadra, pronti a riconoscerne i meriti quando è stato il momento e a criticarli quando è stato necessario. Per tutta risposta, sono stati definiti da Pallotta come “fucking idiots, assholes” (stronzi e fottuti bastardi) in seguito ai fatti di aprile 2015, dopo lo striscione esposto nei confronti della madre di Ciro Esposito riguardo i noti avvenimenti della morte del tifoso napoletano.

Lo striscione dei tifosi della curva sud (Foto: repubblica.it)

Come se non bastasse un attacco diretto del genere (l’unico modo che mi viene in mente per definirlo è allucinante) nessuno ha mosso un dito nei quadri societari per la rimozione delle barriere che nelle ultime due stagioni hanno determinato l’assenza del tifo organizzato, da sempre vanto e punto di forza della squadra giallorossa. I gruppi della Sud hanno continuato a seguire e sostenere la squadra in ogni trasferta ma hanno scelto questa forma di protesta contro una misura ingiusta e discriminatoria, arrivando a vincere proprio in questa settimana la prima battaglia con la rimozione.
Ed ora?
Ad oggi sembra onestamente quasi impossibile che il rapporto possa ricucirsi, ma in maniera ancora più preoccupante sembra ancora più difficile che la Roma possa alzare qualche trofeo sotto questa gestione. Pallotta stesso è infatti praticamente sempre assente e delega le responsabilità maggiori nelle mani dell’avvocato Mauro Baldissoni, DG della Roma ma che non sembra avere la caratura necessaria per ricoprire tale ruolo.
La sua assenza determina tutta una serie di conseguenze, a partire dai comportamenti dei calciatori che non sempre sono quelli attesi da un professionista.
Come si è capito dal tono, chi scrive è assolutamente d’accordo con la protesta nei confronti di Pallotta, su ogni singolo punto: speriamo dunque che al più presto il presidente americano sappia farci ricredere, smentendo ogni capo d’accusa e portando la Roma ai successi che merita e promessi dalla società. Anche se a conti fatti, per com’è oggi la situazione, sembra veramente difficile…