Alle undici di mattina del 25 marzo, piazza Vittorio Emanuele, a Roma, era già gremita di gente. In sosta, il furgone che avrebbe aperto il corteo “La Nostra Europa”, a cui si sarebbero accodati i più vari striscioni. Le persone continuavano ad arrivare, mentre, dal furgoncino che avrebbe guidato il corteo “Europe for All”, l’organizzatrice cercava di coordinare le decine e decine di persone che portavano bandiere, striscioni, cartelli. Un gruppo di giornalisti, quelli seri, con le telecamere e tutto, hanno accerchiato per qualche minuto  Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco.

Yanis Varoufakis a Piazza Vittorio Emanuele, prima dell’inizio del corteo

Era presente per partecipare alla manifestazione dietro allo striscione di Diem 25, un movimento paneuropeo lanciato da Varoufakis nel 2015. L’associazione si pone l’obbiettivo di riformare le istituzioni dell’unione Europea, per creare una “democrazia piena e intera, dotata di un Parlamento sovrano che rispetta l’auto-determinazione nazionale e condivide il potere con i parlamenti nazionali, i consigli regionali, i consigli comunali”1

 

-EUROPE FOR ALL-

 

 

Il corteo più partecipato all’interno della manifestazione è stato quello organizzato da Baobab Experience, associazione che si batte da anni per un cambiamento delle politiche di accoglienza. Dalla loro pagina Facebook, leggiamo:

“Non c’è niente da festeggiare in questa Europa che chiude le sue frontiere, interne ed esterne, che stipula accordi con regimi totalitari per rimpatriare i migranti, che non muove un dito contro gli stati membri che usano violenza e creano veri e propri lager per migranti, come l’Ungheria.

Noi vogliamo un’altra Europa, consci del fatto che la lotta per i diritti dei migranti è legata a doppio filo con la lotta per i diritti della popolazione “residente” più fragile e il disegno di legge Minniti-Orlando, in Italia, ne è la prova più lampante: un vero e proprio programma di persecuzione contro migranti e poveri, di qualsiasi provenienza.”

Si manifestava dunque contro lo sfruttamento dei migranti, per il riconoscimento dello status di rifugiato; contro l’Europa dei trattati, dei muri, degli accordi.

“Il tema più importante è quello della libertà di movimento. È centrale ribadire che se si deve ricominciare a parlare di Europa, per immaginare un’Europa diversa, bisogna partire da un’Europa senza confini, in cui tutte e tutti possano sentirsi liberi di scegliere il luogo in cui andare e il luogo in cui rimanere, senza subire oppressioni e politiche di repressione, respingimenti alla frontiera”, ci dice una ragazza che fa parte dell’associazione.

Il filo che legava questi cortei era l’accettazione dell’Unione Europea come istituzione, ma il rifiuto delle sue politiche; portando avanti un discorso annoso, quello sul futuro dell’Unione, un futuro che i partecipanti a questi cortei sperano più sociale, inclusivo e partecipativo. Un’altra Europa insomma, la nostra Europa.

 

La manifestazione  non si presentava problematica, e infatti si è svolta pacificamente, sotto un sole splendente, fino al suo epilogo al Colosseo, verso le due e mezzo del pomeriggio.

A meno di tre chilometri, stava per cominciare un’altra manifestazione: EuroStop. Alle 15 e 30 iniziava invece, sotto Castel Sant’Angelo,  la manifestazione Not My Europe. Era inoltre in corso la manifestazione del Movimento Federalista Europeo, ma non abbiamo potuto parteciparvi; la loro manifestazione era la “Marcia per l’Europa”

Ci siamo quindi incamminati verso Porta San Paolo, dove sarebbe partita la manifestazione EuroStop.

-EUROSTOP- 

 

 

Questa era la manifestazione che causava più paure. In effetti, mentre aspettavamo che partisse a Porta San Paolo, l’atmosfera sembrava più tesa della manifestazione della mattina; ma i timori si sono dissipati, vista anche la massiccia presenza delle forze dell’ordine e i numerosi controlli dei giorni precedenti.

Un manifestante riprende con il cellulare la polizia, che blocca la strada 

L’unico momento di tensione si è avuto al termine del tragitto: mentre dei manifestanti cercavano di uscire dal corteo da una stradina, sono stati fermati dalla Polizia; questo ha causato delle discussioni, che sono proseguite con l’arresto del corteo e la protesta di alcune persone, che si sono sedute a terra davanti ai poliziotti. Un episodio minimo, che non ha portato a nessuno scontro vista la decisione della polizia di uscire dal corteo e farlo proseguire fino al punto di arrivo.

Un uomo rifiuta di alzarsi dopo l’arresto del corteo voluto dalle forze dell’ordine

 

Chi sono e perchè protestano

Dal sito della Piattaforma Sociale Eurostop, leggiamo come le recriminazioni verso l’Unione Europea siano: verso le politiche di austerity, e il “peggioramento netto e diffuso delle condizioni di reddito e di vita dei lavoratori”; verso la perdita di sovranità statale, tramite i trattati economici e politici UE; verso un “interventismo militare”, che tira in causa la questione Ucraina e il Medio Oriente.

In piazza erano presenti, tra gli altri,  USB, Unicobas, Movimento No TAV Val di Susa, Rete dei Comunisti, Partito Comunista Italiano, FGCI, e alcuni centri sociali, come il CS Corto Circuito e il CS Spartaco.

I vari gruppi partecipanti erano uniti dal rifiuto generale per l’Unione Europea, dal pensiero che cercare di riformare l’istituzione sia illusorio e dalla volontà di uscire dall’UE, o quanto meno dall’unione monetaria

 

-NOT MY EUROPE-

Tantissime le organizzazioni che hanno promosso la manifestazione sulle rive del Tevere, sotto Castel Sant’Angelo. Tra le altre, Amnesty International e Medici Senza Frontiere. I principali temi toccati nei vari interventi su palco sono stati i vari trattati che l’Unione Europea ha stipulato per cercare di arginare l’arrivo di migranti, come quelli con la Libia o la Turchia, ma si è parlato molto anche del Trattato di Dublino, della criminalizzazione della società civile da parte degli stati, quando questa cerca di aiutare i migranti in difficoltà, dei CIE, oltre naturalmente alle politiche generali europee e italiane sull’immigrazione. Andando per ordine, questi gli interventi più interessanti tra quelli che siamo riusciti a seguire.

Tareke Bhrane, Comitato 3 Ottobre

Tareke Bhrane, presidente del Comitato, è salito sul palco per parlare dello scopo del loro lavoro.

“All’inizio eravamo stanchi, anche perché io stesso ho fatto un viaggio di questo tipo dieci anni fa, spesso quando raccontiamo del nostro viaggio facevamo fatica a farci credere dalla gente. Quello che è accaduto il 3 ottobre [2013] è che per la prima volta il mare ci ha dato indietro i corpi, 368 persone. Cosa abbiamo fatto, con un gruppo di persone, giornalisti, ex guardie costiere, ONG,  abbiamo fondato questo comitato. I nostri obbiettivi sono due: di far riconoscere il 3 ottobre come giornata della memoria e dell’accoglienza, e sostenere i famigliari delle vittime per poter riconoscere le salme. Nel Sud Italia i cimiteri sono pieni di corpi senza un nome e cognome”.

L’Associazione è riuscita a far approvare una legge che istituisce per il 3 ottobre l’obbligo per le scuole di fare attività riguardanti il tema dell’immigrazione.

“Noi non vogliamo cambiare l’opinione delle persone, ma vogliamo aprire una discussione, perché si parla di persone; perché non possiamo parlare di loro?”

Andrea Costa, Baobab Experience

Andrea Costa, salito sul palco insieme a altri volontari, è intervenuto raccontando la loro esperienza di accoglienza, che li porta a conoscere tutti i disperati viaggiatori del deserto e del mare. Ha insistito dunque sul fatto che questi migranti, di cui tutti parlano e su cui si fanno trattati e affari, sono esseri umani, persone vere con le loro storie e vite. Ha ricordato Maslah, il ragazzo somalo che si è ucciso a Pomezia pochi giorni fa. Maslah era riuscito a raggiungere la sorella in Belgio, dopo aver passato vario tempo a Roma, con l’aiuto del Baobab. Ma è stato rispedito in Italia dopo tre mesi, e questo è stato probabilmente il punto di non ritorno. Ricordandolo, ha denunciato l’inumanità dei centri di accoglienza e dei trattati di Dublino. “Qualcuno un giorno ci chiederà di rendere conto di questo”, ha concluso.

Moni Ovadia

L’ultimo ospite della giornata è stato Moni Ovadia, attore e scrittore. Ha iniziato il suo intervento leggendo l’incipit del saggio “Stranieri a se stessi” di Julia Kristeva:

“Straniero: rabbia strozzata in fondo alla gola, angelo nero che turba la trasparenza, traccia opaca, insondabile. Figura dell’odio e dell’altro, lo straniero non è né la vittima romantica della nostra pigrizia familiare né l’intruso responsabile di tutti i mali della città. Né la rivelazione attesa né l’avversario immediato da eliminare per pacificare il gruppo. Stranamente, lo straniero ci abita: è la faccia nascosta della nostra identità, lo spazio che rovina la nostra dimora, il tempo in cui sprofondano l’intesa e la simpatia. Riconoscendolo in noi ci risparmiamo di detestarlo in lui. Sintomo che rende appunto il “noi” problematico, forse impossibile, lo straniero comincia quando sorge la coscienza della mia differenza e finisce quando ci riconosciamo tutti stranieri, ribelli ai legami e alle comunità.”

Lo scrittore ha poi parlato di come la difesa dell’etica, della morale giudaico-cristiano sia un’ipocrisia di fronte al respingimento di così tante persone. Accogliere lo straniero, ha detto, è alla base del Vecchio Testamento. Dal Levitico 19:33-34

33 Quando uno straniero risiede con voi nel vostro paese, non lo maltratterete.

34 Lo straniero che risiede fra voi, lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono l’Eterno, il vostro DIO.

Ha usato questi argomenti contro la politica di occupazione dello Stato di Israele, oltre che contro tutte le politiche anti migratorie formulate dalle destra europee negli ultimi anni.

Ci sono stati altri interventi molto interessanti, come quello di Riccardo Nuri, portavoce di Amnesty International Italia, che metteva in luce l’ipocrisia del difendere i tradizionali valori cristiani europei, mentre si lasciano migranti cristiani alle torture dei vari poliziotti, scafisti e trafficanti. Inoltre, come poi ha fatto la portavoce di LasciateCIEntrare Gabriella Guido, ha denunciato la crescente criminalizzazione della società civile. Filippo Miraglia, vicepresidente Arci, ha parlato dei fondi europei in passato destinati a progetti in paesi in via di sviluppo, e che ora sono stati convogliati in politiche antimigratorie. Un rappresentante del Consiglio Italiano per i Rifugiati ha parlato di un argomento molto interessante, e cioè di come, nei Trattati di Roma firmati il 25 marzo scorso, l’unica menzione che si fa dei migranti sia nel capitolo sulla sicurezza, collegandoli dunque ai soli temi del terrorismo, delle frontiere e del pericolo. Sono tutti argomenti che rientrano nel grande tema delle inadeguate misure con cui l’UE sta rispondendo a un’emergenza che, con i giusti mezzi, potrebbe essere gestita in modo più umano e sociale.

 

Oh, quasi dimenticavo: abbiamo incrociato un gruppetto di tipi con le bandiere con la celtica, che cantavano canzoni fasciste. Per dovere di cronaca, ecco una loro foto: