“I Simpson”, la famiglia gialla americana nata nel 1987 che ha fatto ridere e commuovere, che si è guadagnata la sua stella nella Walk of Fame di Hollywood, che con i loro stereotipi hanno profetizzato tante situazioni all’apparenza inverosimili (vedi qui tutte le premonizioni) e che purtroppo sta “invecchiando”.

E’ inutile girarci intorno, i Simpson dalla decima stagione hanno perso il loro smalto, quel tocco magico che li ha resi per anni uno dei cartoni più apprezzati da bambini, giovani e adulti. Le cause possono essere svariate: per noi italiani uno spartiacque importante è rappresentato dalla morte del doppiatore Tonino Accolla, storica voce di Homer Simpson, a cui hanno fatto seguito le dimissioni di Ilaria Stagni (voce di Bart) e Liù Bosisio (voce di Marge e delle sorelle Patty e Selma) non digerite da gran parte del pubblico che ancora non si è abituato alle nuove voci. (approfondisci qui

Se questo aspetto è prettamente “nostrano”, è giusto innanzitutto introdurre due concetti chiave che secondo me stanno portando la serie allo sbaraglio:

  1. Le gag fanno ridere, ma non sono geniali. Non mi ricordo nelle nuove stagioni discorsi come quello di Homer davanti alla montagna di zucchero: “Non posso vivere una vita convenzionale come la tua! Io voglio tutto: le discese ardite e le risalite stordite, la crema in mezzo! Certo, potrei offendere qualche naso dal sangue blu, con il mio incedere vanitoso e il mio odore muschiato. Oh, io non sarò mai il prediletto dei cosiddetti padri della città, che schioccano la lingua, si allisciano la barba, e parlano di quello che deve essere fatto, di questo Homer Simpson! e centinaia di altre citazioni memorabili! E’ vero, una stessa serie non  può far ridere per sempre. Quindi quali soluzioni abbiamo: o quella di creare nuovi personaggi (come Pucci nello show di Grattachecca e Fighetto), che però rischiano di fare un colossale flop, oppure lasciamo morire i nostri amati vecchi personaggi che ci accompagnano dal primo episodio della prima stagione.
  2.  I personaggi sono cambiati, e con loro anche il rapporto all’interno della famiglia: nelle nuove stagioni il rapporto padre-figlio (Homer-Bart) sembra essersi completamente deteriorato. Lisa ha abbandonato quello spirito anticonformista e ribellino che l’ha accompagnata nelle prime stagioni per far spazio ad un personaggio altezzoso e, in certe situazioni, snervante. Marge è personalmente il personaggio che ha perso di più: abulica e assecondata alle vicende della famiglia. Poco spirito di iniziativa e poco coraggio nell’affrontare determinate situazioni.

Un motivo più filosofico l’ho ritrovato nel carattere “vintage” della famiglia: la serie, che ha debuttato agli inizi degli anni 90, in perfetta sincronia con quegli anni, non pone molta attenzione sull’hi-tech. Internet fa alcune comparse e i telefonini non sono funzionali alle avventure dei protagonisti. Il paradosso è presto servito: far crescere la famiglia, fornendoli anche delle avanguardie tecnologiche al passo coi nostri tempi o creare dei veri e propri personaggi “archetipici” lasciati in un tempo indefinito, che non evolve e non si sviluppa? Ciò per cui hanno optato i produttori sembra essere una via intermedia: Bart e Lisa sempre di 10 e 8 anni, Homer e Marge che non invecchiano, ma con pc e smartphone a portata di mano.

Riporto questa citazione presa dal gruppo di facebook “Sacro ordine dei Tagliapietre” di Morris Bragazzi, sceneggiatore e studioso dei Simpson da più di dieci anni. Secondo me spiega concretamente quanto detto sopra: “I Simpson sono un prodotto dei postumi degli anni 80, il dopo sbronza di una festa piena di paillettes e lustrini che porta con sé l’amara consapevolezza delle cose indicibili commesse da ubriachi. Soffro come un cane nel vedere Homer utilizzare un iphone nelle nuove stagioni. Questo verificarsi di paradossi temporali ha portato gli autori a commettere grossolani scivoloni con orrendi episodi di retro continuity che sono andati a minare ciò che già conoscevamo ed amavamo (vedi l’episodio “grunge” sul passato di Homer e Marge dove il primo fa il verso a Cobain). Per amor del bello e del sano, a mio avviso, le soluzioni sarebbero state due: chiudere definitivamente la serie (impossibile per la FOX essendo i Simpson una perenne vacca da mungere a dispetto dell’arte) o avere il coraggio di far crescere i personaggi

Impossibile non considerare poi le nuove serie animate, molte delle quali hanno optato per uno spettacolo più demenziale e inverosimile, ma che a quanto pare ha colto un ottimo favore della critica. Alla famiglia più famosa d’America, con il padre operaio e la madre casalinga, con le difficoltà di arrivare a fine mese e con i figli integrati in maniera diversa in una scuola pubblica, il pubblico sembra preferire la comicità surreale della famiglia Griffin, con un Peter Griffin palesemente più ritardato di Homer ed emotivamente meno coinvolgente, i figli decisamente più disagiati a cui si aggiunge un “neonato” capace di viaggiare nel tempo e distruggere il pianeta e un cane intellettuale con il vizio del grappino.

Una serie quindi interessata meno a quelle tematiche sociali spesso snobbate e sottovalutate, che fa del non-sense ( e spesso anche della violenza) la sua arma migliore.

C’è anche chi ha ipotizzato che il gap tra le vecchie e le nuove stagioni sia dovuto allo stile grafico. Sui social questa tematica è spesso affrontata in maniera latente, ma ho voluto postare il pensiero di un ragazzo circa i disegni delle nuove stagioni “Non so perché, ma sento che il maggior gap tra le nuove e le vecchie stagioni sia lo stile grafico. Personalmente credo che quello usato nelle stagioni 8/9 sia il migliore: quella poca cura nei dettagli, quella geometria poco rigida e quei colori un po’ sbiaditi sono, per me, il vero valore aggiunto delle vecchie serie.
Infatti penso che un qualunque episodio odierno sia godibilissimo come quelli vecchi se animato con le stesse tecniche di questi.

Concludo riportando l’idea del produttore dei Simpson Al Jean, che ha ipotizzato un eventuale finale alla trentesima stagione. “Ho un’idea, secondo me sarebbe figo se l’ultimo episodio finisse con la famiglia che si prepara per la festa di Natale che si vede nel primo episodio in assoluto. In questo modo tutta la serie creerebbe un anello temporale in cui non c’è inizio né fine. Ma nessuno mi ha appoggiato finora “. (clicca qui per vedere l’articolo completo)

Insomma, comunque vada a finire, per me i Simpson son finiti con il film, che già all’epoca non apprezzai particolarmente. Ma purtroppo si sa, nello show-business non c’è spazio per la nostalgia. Se una serie funziona va spremuta fino all’ultima goccia, e purtroppo così stanno facendo con i nostri amati Simpson