Con la collaborazione di Francesco Speranza

Quando parliamo di Kosovo (la cui traduzione in lingua italiana è “Piana del merlo”) ci riferiamo ad una terra che ha combattuto e ancora adesso continua a combattere per ottenere un completo riconoscimento della sua specificità nazionale, politica e anche sportiva.  Ripercorrendo il suo percorso a partire dal secondo conflitto mondiale, il Kosovo ha fatto parte della Jugoslavia titina acquisendo lo status di repubblica autonoma della Serbia, ma senza aver quel diritto di secessione concesso alle altre sei nazioni incluse all’interno dell’ex Jugoslavia.

L’ordine socialista non vedeva di buon grado la componente albanese che nel tempo sarebbe aumentata numericamente a discapito di una sempre più marcata minoranza serba. Con l’avvento di Milošević alla guida della Lega dei Comunisti di Jugoslavia, si decise di revocare la minima autonomia concessa al Kosovo e di realizzare le idee di panserbismo finalizzate a favorire una riaffermazione della componente serba che, sia nella cultura che nei ruoli istituzionali, avrebbe dovuto sostituirsi a quella albanese

Il discorso di Milosevic a Kosovo Polje

Se inizialmente la reazione della componente locale sarà non violenta con la presenza della Lega Democratica del Kosovo (LDK) di Rugova, da metà degli anni 90 nascerà il fronte armato indipendentista dell’UCK che ingaggerà un conflitto sanguinoso contro il governo di Belgrado, pronto a rispondere con violenze e repressioni che costringeranno molti kosovari-albanesi a fuggire. Dal 1999 il conflitto prenderà una piega internazionale e ci vorrà l’intervento delle Nazioni Unite che garantiranno al Kosovo un parlamento e un governo provvisorio.

I successivi negoziati, con alterni episodi di violenza, portarono prima ad una dichiarazione d’indipendenza del paese nel 2008 che vide un riconoscimento parziale da parte della comunità internazionale. Tuttavia da ulteriori riflessioni si giunse nel 2013 ad un accordo con la Serbia che, senza riconoscerne l’indipendenza, garantì lo stesso una certa autonomia.

Storica bandiera del Kosovo

Avvicinandosi alle questioni più recenti, il Kosovo ha tenuto banco più per le vicende inerenti al suo riconoscimento come federazione calcistica piuttosto che in relazione alla sua sfera politica. Facendo ordine è doveroso sottolineare che la prima amichevole che fu disputata dalla nazionale kosovara si svolse nel marzo del 2014 contro Haiti, anche se la federazione non era ancora riconosciuta né dalla FIFA né dalla UEFA: fu la prima occasione, anche se non ufficiale, di far vedere al mondo che il paese possedeva una sua nazionale di calcio. Due anni prima era stato concesso dalla FIFA, a seguito di una petizione firmata anche da alcuni ex giocatori, di organizzare amichevoli di club rappresentativi del paese con altre squadre senza però esporre simboli, suonare inni e quant’altro.

La svolta è arrivata a maggio del 2016 quando l’UEFA ha deciso di includere il Kosovo tra i suoi membri con 28 voti favorevoli e 24 contrari, seguita due settimane dopo dalla FIFA con una maggioranza ancor più larga. Tale decisione smentisce in parte lo statuto dell’organo amministrativo e di controllo del calcio europeo nel quale è sottolineato che: “L’ammissione è aperta alle associazioni calcistiche nazionali situate nel continente europeo, basate in un paese che sia riconosciuto dalle Nazioni Unite come uno stato indipendente.” Tale articolo escluderebbe il Kosovo dato che per essere riconosciuti dall’Onu bisogna avere il voto favorevole di tutti i membri permanenti del consiglio e la Russia, storica alleata della Serbia, non è assolutamente intenzionata a concedere tale riconoscimento.

Dejan Savicevic

Le reazioni contrarie a questo traguardo storico non si sono fatte attendere soprattutto da parte della federazione serba e da quella montenegrina, guidata dall’ex stella del Milan Dejan Savicevic. Queste obiezioni si sono tramutate in rimostranze ufficiali, ma si sono dimostrate vane visto che il 24 gennaio il Tas di Losanna ha respinto il ricorso della Serbia contro tale ammissione che quindi risulta ormai ufficiale.

Già da settembre scorso il Kosovo ha iniziato ufficialmente le qualificazioni ai mondiali del 2018 e le sue squadre di club potranno finalmente avere la possibilità di accedere ai preliminari di Europa League e Champions League. Unico apparente punto debole è rappresentato dalla qualità media della squadra che non eccelle anche perché molti giocatori di talento come Xhaka, Shaqiri, Behrami o Januzaj hanno già fatto in passato scelte diverse e difficilmente cambieranno idea. Se per il Kosovo vincere in campo risulterà, almeno per il momento, impresa ardua possiamo senza dubbio affermare che il popolo kosovaro, in questi ultimi anni, ha già ottenuto le sue vittorie più belle.