Nell’estate del 2015 sono state presentate, nei due rami del parlamento, due proposte di legge, dal medesimo contenuto, recanti: Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati” dal senatore Manconi e dal deputato Giachetti. Ad ormai un anno e mezzo di distanza dalla presentazione delle proposte di legge, cerchiamo di fare il punto sul contenuto e sullo stato di avanzamento dei lavori nei due rami del parlamento.

La proposta di legge è frutto del lavoro del gruppo interparlamentare per la legalizzazione della cannabis creato dal Senatore Benedetto Della Vedova e formato da oltre 217 membri tra senatori e deputati. Il lavoro del intergruppo è stato orientato ad una riorganizzazione dei precedenti disegni di legge presentati da Ferraresi (m5s), Farina ed altri. Il disegno di legge si presenta come una normativa organica volta ad analizzare gli aspetti economici, dell’autoproduzione/autoconsumo, e dell’attività terapeutica della cannabis.

Nel merito il contenuto della proposta prevede:

  • Il principio della liceità della detenzione (massimo 5 grammi fuori dalla propria abitazione e 15 grammi all’interno)
  • La possibilità di coltivare piante di marijuana all’interno della propria abitazione, oppure attraverso i cannabis social club, organizzazioni senza scopo di lucro, che potranno avere un massimo di 50 associati e coltivare 5 piante per ciascun associato.
  • La possibilità di vendere cannabis in normali negozi previa specifica autorizzazione da parte dell’agenzia dei monopoli.
  • Il divieto di fumo nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.
  • Il divieto di guida sotto l’effetto dei cannabinoidi.
  • La destinazione di una parte degli introiti del commercio della marijuana (5%) per il finanziamento di programmi di riabilitazioni per tossicodipendenti.

A causa delle numerose difficoltà la proposta sembra essersi fermata ad un binario morto. Considerate, infatti, le resistenze all’interno del PD , l’ostruzionismo parlamentare promosso delle forze di centrodestra e il cambiamento della agenda politica, il voto definitivo è considerato davvero lontano.

 Il fronte dei favorevoli ha sempre ritenuto fallimentare la politica proibizionista offerta dal nostro legislatore negli ultimi anni. Innalzare, infatti, le pene sia per il consumo che per lo spaccio non ha portato gli esiti sperati, come dimostrato dalla relazione della Direzione Nazionale Antimafia del 2015 la quale evidenzia “il totale fallimento dell’azione repressiva” e “la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi”. Perciò per alcuni, la legalizzazione della cannabis comporterebbe solo benefici per la collettività, intesi come:  risparmio di uomini e mezzi per la repressione dei piccoli spacciatori, come maggiori introiti per lo Stato (venditore monopolista), e come lotta alla criminalità organizzata venendo a mancare la fonte di guadagno legata allo spaccio. Questi aspetti però devono controbilanciati dagli effetti negativi della legalizzazione.

Una maggiore facilità nell’ acquisto della cannabis potrebbe produrre un aumento dei tossicodipendenti, inoltre la sanzione prevista per chi non rispetti il divieto di fumo nei luoghi pubblici o aperti al pubblico sarebbe di natura amministrativa e non penale. Perciò il soggetto eventualmente sorpreso a consumare cannabis in un parco sarebbe semplicemente multato e non arrestato. Secondo voi l’erogazione di una semplice multa sarebbe sufficiente per dissuadere dal fumare all’aperto?

Inoltre la proposta di legge è lacunosa nella parte in cui si concede la possibilità di costituzione dei cannabis social club, i soggetti che li gestiscono devono avere qualifiche specifiche o possono essere dei comuni cittadini che istituiscono una associazione? Occorre ancora domandarsi sui costi che lo Stato dovrebbe sostenere per produrre della marijuana, sarebbero superiori od inferiori rispetto a quelli sostenuti dagli attuali coltivatori? Ancora, quanto incide per la criminalità organizzata il guadagno dallo spaccio di cannabis rispetto a tutta l’attività da questa svolta? Secondo Grattieri, attuale procuratore di Catanzaro e uno dei uomini simbolo alla lotte contro le mafie, il guadagno sottratto alle cosche sarebbe minimo, poiché i maggiori proventi dello spaccio derivano dalla vendita di altre droghe, come eroina e cocaina.  Rimarrebbe comunque vivo il problema della repressione del mercato nero della vendita di marijuana cui si dovrebbe sommare l’impiego degli uomini necessari per il controllo dei cannabis social club. Di tutti questi aspetti la relazione di accompagnamento non fa menzione, come non vengono presi in esame gli effetti della cannabis sul cervello umano e sulla riduzione delle  capacità cognitive dei consumatori abituali. La proposta di legge, si presenta quindi lacunosa nelle modalità di controllo e repressione del consumo e della coltivazione, e nella valutazione di costi e benefici della legalizzazione.

Pertanto si aprono due strade, la prima sicuramente più auspicabile, che porti ad un confronto politico  sugli effetti economico-sociali della legalizzazione, il cui esito potrebbe essere una convinta approvazione di una legge o di una convinta bocciatura, la seconda ( quella che sembra essere stata intrapresa)  che porti ad un insabbiamento della proposta di legge prescindendo da un confronto, in attesa di una  futura proposta di legge che valuti meglio gli effetti di una sua approvazione.