E’ necessario -ora!- parlare di questo argomento. Non perché oggi è la festa della donna, ma perché è giunto il momento che chiunque riproponga ideologie estremiste, razziste e pericolose cominci ad informarsi.

Scrivo questo articolo prendendo spunto dall’ incontro-dibattito che l’associazione Onlus “Diritti al cuore”  ha organizzato sul tema dei diritti umani e sui progetti contro le violenze e le discriminazioni di genere.

 

OPERAZIONI DI SALVATAGGIO

Darrin Zammit Lupi è un blogger che, basandosi sulla sua esperienza come foto-reporter di barca per il “Time of Malta” e il “Reuters”, ha avviato un progetto fotografico chiamato “Islelanders”, nel quale sono documentate le vite dei richiedenti asilo e dei migranti lungo il loro viaggio attraverso il Mediterraneo.

Lupi nel suo blog racconta -attraverso i testi e le fotografie- la sua esperienza sulla “MV Phoenix”, un barca utilizzata dai servizi umanitari NGOs Migrant Offshore Aid Station (MOAS) e Medici Senza Frontiere che opera nelle coste vicine della Libia.

Dal sito islelanders.com – il progetto fotografico Islelanders

 

Scrive di questo viaggio “Sono stato sulla MV Phoenix per diversi giorni, pattugliando le acque al largo della Libia, quando l’allarme è arrivato dal Centro di recupero Marittimo di Roma. Era la seconda missione di salvataggio in due giorni. La prima era stata gestita molto bene – 118 migranti sono stati salvati da un gommone in quello che si è rivelata un’operazione da manuale. Questa missione, invece, aveva tutta l’aria di essere più complicata […] La MV Phoenix aveva perlustrato tutta la scena per cercare di trovare sopravvissuti, ma non trovò nulla. Questa volta, la tensione mentre ci avvicinavamo alla scena era affilata come un rasoio. La nave Bourbon Argos e la nave della Marina italiana Francesco Mimbelli erano arrivate per prime, ma si tenevano a distanza di modo che i più esperti soccorritori Moas potessero valutare la situazione e decidere il modo migliore per intervenire. […] Come Phoenix si avvicinava, attraverso il mio obiettivo potevo constatare quanto disastrosa fosse la situazione: la barca di legno dondolava violentemente, e alcune persone si tuffavano in acqua. I soccorritori, raggiunti da unità dalle navi della Bourbon Argos e della marina, avevano distribuito i loro giubbotti di salvataggio alle persone a bordo. […] Non osavo abbassare la mia macchina fotografica, anche se consapevole che la barca avrebbe potuto capovolgersi da un momento all’altro. Per fortuna, non accadde. […] A causa dell’urgenza dell’operazione, non fui in grado di trovare un posto migliore per fotografare. Mi sarebbe piaciuto salire su una delle scialuppe di salvataggio, ma avrei preso il posto di qualcuno che aveva bisogno di essere salvato. A volte, il lavoro passa in secondo piano.

dal sito www.abc.net.au – MV Phoenix

604 migranti furono salvati quel giorno. Nessuno morì.

Lo scorso anno, l’equipaggio della “MV Phoenix” ha salvato oltre 3mila vite nell’arco di 60 giorni, e, quest’anno, altre 6mila sono state portate in salvo.

 

IL TRAFFICO DI MIGRANTI ED IL BAOBAB EXPERIENCE

Alessia è una volontaria di “Diritti al cuore” da un anno e attivista del Baobab da due: “ Il viaggio della donna come migrante è accompagnato da torture (mentali/fisiche), viaggi lungo il mare ed il deserto. La violenza è una costante che le accompagna lungo il tragitto: spesso si fanno lasciare dalla famiglia dei contraccettivi, perché sanno già che andranno incontro a violenze sessuali di ogni genere.

I migranti arrivano dall’ Eritrea, dall’Etiopia e dal Sudan (rotta migratoria orientale) oppure dall’Africa subsahariana (rotta occidentale). Una volta giunti a Roma, buona parte di essi raggiungono i volontari del Baobab. Per spiegare cosa è il Baobab riporto quel che ci sta scritto su baobabexperience.org: “Il Baobab nasce in una vecchia vetreria abbandonata, situata in via Cupa 5 tra il piazzale del Verano e la stazione Tiburtina. In questi anni il centro è stato utilizzato per attività culturali e di prima accoglienza. Dal 12 giugno 2015 questa struttura è diventata un contesto di azione autogestita da parte di liberi cittadini che spontaneamente hanno prestato il loro tempo per accogliere migranti o rifugiati in transito sul territorio romano. Dal 30 settembre 2016, dopo il secondo importante sgombero avvenuto a via Cupa, i volontari e attivisti di Baobab Experience hanno dato vita a un nuovo presidio presso la stazione Tiburtina”.

I volontari, tramite collette autogestite, hanno fornito i migranti di tende e beni di primo servizio, come medicinali che non necessitano di prescrizione medica e cibo. La polizia, con i ripetuti sgomberi, ha bloccato ogni tentativo dei volontari di offrire un’ assistenza medico-sanitaria, facendo smontare i gazebi tirati su per poter visitare i migranti e sequestrando gli oggetti comprati dai volontari stessi.

baobab experience

Il Baobab experience -continua Alessia – è un collettivo di liberi cittadini che spontaneamente hanno prestato il loro tempo per accogliere migranti o rifugiati in transito su Roma. I volontari offrono un sostegno psicologico e materiale: organizzano corsi di lingua, musica e teatro. L’intervento sanitario è importantissimo: molte ragazze arrivano al centro sfinite, malate di scabbia e/o dermatosi. Tante volte non sanno di essere incinte.”   

Da un anno DAC ha avviato un progetto chiamato “Salute Migrante” che ha come obiettivo l’acquisto, tramite autofinanziamento, di un camper o una casa mobile per poter visitare i migranti che transitano al Baobab e poter loro offrire servizi di prima necessità, senza che questi vengano (senza alcun motivo) negati dagli organi di polizia.

Dalla pagina facebook del Baobab, video girato dopo lo sgombero della sede di via Cupa

 

INTEGRAZIONE: LO SCOPO DELL’ASSOCIAZIONE “DIFFERENZA DONNA”

Il Centro Prendere il Volo, gestito dall’associazione Differenza Donna, ospita ed accoglie donne vittime della tratta e riduzione in schiavitù. Molte ragazze hanno ricominciato a studiare, alcune di loro hanno preso il diploma e altre avviate al lavoro. Il centro offre un supporto psicologico alle donne vittime di violenza durante i viaggi e sostiene la loro integrazione nella società.

Vorrei concludere con una mia considerazione personale. Sono un numero considerevole le associazioni che, indipendentemente e senza aiuti forniti dalle istituzioni pubbliche, si attivano per salvare la vita ai richiedenti asilo. La vita di questi profughi è in pericolo sin dall’inizio del loro viaggio: alcuni di loro riescono a raggiungere l’ Europa, una minima parte riceve un’accoglienza che gli consente un’integrazione degna di un essere umano. Probabilmente pochi di loro rivedranno la propria famiglia.

Se chi di dovere non può o non vuole contribuire a trovare una soluzione per poter rendere accettabili le vite di questi migranti, che senso ha ostacolare i volontari che con la loro passione investono il loro tempo, il loro denaro e le loro risorse per riuscire a far tornare queste persone degli esseri umani?