Con la collaborazione di Emanuele Macaluso

 

Notoriamente qualsiasi interessato o appassionato di calcio può dire di conoscere abbastanza bene la storia di Bilbao e della sua squadra locale, l’Atlètico Bilbao. Tuttavia la storia che si conosce è solamente parziale, e si limita alla classica convinzione che l’Atlètico sia “quella squadra composta da tutti giocatori baschi”. La storia è molto più complessa e tortuosa di quel che sembra.

 

Cominciamo dicendo che l’esatta denominazione è Athletic Club, al quale solo per comodità si aggiunge “de Bilbao”. La differenza tra Atlètico e Athletic sembrerebbe nulla, tuttavia è bene sottolineare che la denominazione Atlètico sia stata frutto della volontà del caudillo Francisco Franco, notoriamente avverso alla politica e alla cultura basca.

Il dissidio tra i Paesi Baschi e il dittatore spagnolo ha origine agli albori della guerra civile del 1936 quando, pur essendo ambedue le fazioni prevalentemente cattoliche, lottarono in schieramenti opposti: i repubblicani (ai quali si unì la città di Bilbao) e i nazionalisti di Francisco Franco. Il generale, dopo la vittoria, fece pagare a caro prezzo il “tradimento” di Bilbao (caduta nel luglio del 1937) e dei Paesi Baschi, che con la loro lingua definita “isolata”, cioè senza alcun legame di parentela con le altre lingue del mondo, si caratterizzarono sempre per l’orgoglio della loro particolarità e l’opposizione al potere centrale di Madrid. In quest’ottica di lotta di fazione si dovrà poi inquadrare lo scontro tra l’E.T.A (in basco Euskadi Ta Askatasuna, letteralemente “Paese Basco e Libertà) e Francisco Franco, non circoscritto solamente ai vari conflitti ed attentati, ma riscontrabile soprattutto nel panorama calcistico, poichè ogni vittoria di squadre basche (Athletic Club, Real Sociedad in primis), rappresentava un’onta al caudillo Franco, un segno che i Paesi Baschi resistevano alla forte repressione del governo centrale e, non paghi di ciò, ottenevano anche successi sportivi.

 

Dopo questa doverosa digressione, mettendo ordine, soprattutto cronologico, è necessario partire dal 1898, anno di nascita dell’Atheltic Club, fondato da un gruppo di giovani studenti inglesi che, sfruttando il legame commerciale marittimo tra Bilbao e il Regno Unito, vivevano nella città basca ormai da tempo. Qui cominciano le prime curiosità: l’idea che l’Athletic Club abbia avuto sempre calciatori baschi (tra l’altro da intendere con i territori dei Pirenei Atlantici, quindi di lingua francese), si è dimostrata falsa, poiché fino al 1911 vi militarono soprattutto giocatori inglesi. Da quella data in poi la Federazione Spagnola decise che le squadre partecipanti alla Copa del Rey non avrebbero più potuto schierare giocatori stranieri privi di residenza in Spagna da almeno 6 mesi (regolamento che negli anni è stato modificato più volte), mentre l’Athletic aveva utilizzato due giocatori inglesi, Martins e Sloop, scatenando molte proteste dal momento che proprio i baschi trionfarono in coppa.

Proprio questa caotica vicenda, e il fatto che i Paesi Baschi fossero pienissimi di talento (basti pensare che l’Athletic tra i primi anni del 900’ alla guerra civile conquistò 4 Scudetti e ben 13 coppe nazionali), hanno determinato l’inizio della tradizione dell’Athletic di schierare solo giocatori baschi. Nel tempo tuttavia ci sono state diverse eccezioni: non si parla di Laporte, francese, perché parte dei Paesi Baschi francesi, bensì di Amorebieta, venezuelano che, sfruttando le origini del padre, è stato tesserato.

Inoltre nello statuto non è precisato che i giocatori debbano essere nati nel Paese Basco, in quanto è possibile tesserare anche giocatori che si siano formati nel vivaio locale, non superando l’età (al momento dell’acquisizione del cartellino) dei 15 anni. Quindi la filosofia dell’Athletic è indubbiamente pura, ma presenta alcune necessarie e piccole modifiche per non avere un bacino eccessivamente ristretto dal quale attingere.

 

Concludo con un riferimento circa l’origine della maglia a strisce bianche e rosse dell’Athletic (fino al 2008 priva di sponsor per mantenere intatta la purezza della squadra). Nel 1910 i dirigenti incaricarono il giocatore Elorduy in partenza per l’Inghilterra di acquistare 50 nuove maglie stile Blackburn Rovers, poiché la maglia del club basco inizialmente era bianca e blu. Non riuscendo a trovarne abbastanza, il calciatore decise invece di acquistare, il giorno della partenza da Southampton, 50 maglie bianche e rosse, spiegando al suo ritorno, che quelle maglie avevano una qualità migliore del tessuto e che riprendevano i colori della città. La scelta piacque e da più di 100 anni quei colori, dietro una mera casualità, rappresentano indissolubilmente l’orgoglio di Bilbao.