Lungo viale Giotto, la strada che inizia dalla Piramide Cestia a Porta san Paolo separando il quartiere Ostiense e quello di s. Saba dalle Mura Aureliane fino alle Terme di Caracalla, esisteva il piccolo cinema “Alba”,  dove si proiettavano per lo più film di cappa e spada o western, e del quale eravamo assidui frequentatori. Proseguendo c’era un piccolo bar, alle spalle del quale avevamo notato un locale, la cui insegna metallica semi arrugginita raffigurava, accanto alle lettere PSI, l’immagine di una falce ed un martello, alla base dei quali era disegnato un libro aperto. Dopo numerose volte che percorrevamo il viale, rimanemmo incuriositi vedendo molte persone, per lo più adulte, attente ad ascoltare uomini con la barba lunga che parlavano gesticolando verso la piccola platea, accanto a un grande tavolo con diversi libri e giornali con grossi titoli dove prevaleva il rosso.

Un giorno, dopo aver acquistato della cioccolata per guadagnarmi la simpatia del barista, ebbi il coraggio di chiedergli che cosa avveniva in quel locale; improvvisamente, oltre a lui anche alcuni clienti si avvicinarono con evidente interesse a spiegarmi che quel locale era una sezione importante del Partito Socialista, che con la fine della guerra terminò anche la sua clandestinità trascorsa per lo più in Francia per sfuggire dalla persecuzione politica nell’Italia fascista.

Trovammo molto interessante il racconto e decidemmo di frequentarlo e conoscere le modalità per iscriversi. Ma essendo troppo giovani ci permisero di assistere e frequentarne l’attività in cambio di una collaborazione saltuaria per riorganizzare la biblioteca, in parte distrutta dai vandali, in parte danneggiata dall’umidità e dall’incuria forzata durante il conflitto per l’assenza dei compagni, come si chiamavano tra di loro.

Fu un periodo bellissimo, perché il contatto con dei libri di grande prestigio e di grandi autori contribuirono a farci riprendere con soddisfazione gli studi interrotti per via della ricostruzione delle scuole, molte delle quali erano state distrutte dai bombardamenti.

Ricordo in particolare alcuni libri, come “Il Pensiero” di Gramsci e il magnifico “Fontamara” di Silone; i settimanali di cultura come “Mondo Operaio”, i grandi protagonisti come Andrea Costa, primo deputato socialista italiano e fondatore dell’ Avanti e Sandro Pertini, ex presidente della repubblica amato da tutti gli italiani. Vi erano molti altri protagonisti, appartenenti ad altri movimenti complessi che si richiamarono all’Internazionale socialista, ma le ripetute scissioni che seguirono formarono partiti di ispirazione marxista (PCI) e velleitaria (PNF), ed altre formazioni extra parlamentari o addirittura di natura estremista di destra e di sinistra.

 

Il socialismo è stato un ampio complesso di ideologie , orientamenti politico sociali, movimenti e dottrine che tendevano ad una trasformazione della società in direzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico, sociale e giuridico. Si può definire come un modello o sistema economico che rispecchia il significato di “sociale”, esteso a tutto il popolo. ll Partito Socialista Italiano (PSI) è stato la prima formazione organizzata della sinistra in Italia, oltre ad aver rappresentato anche il prototipo del partito di massa.

Alla sua fondazione nel 1892, nella sala Sivori di Genova, ebbe il nome di Partito dei Lavoratori Italiani; successivamente il nome venne cambiato in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, e al congresso di Parma nel 1895 assunse il nome definitivo di Partito Socialista Italiano. Nel 1896 nasce l’organo ufficiale “Avanti!”. Negli anni successivi cominciano a delinearsi nel P.S.I. varie correnti: quella riformista di Turati, quella intransigente di Ferri e quella sindacalista di Antonio Labriola (1873-1959). Vengono discusse le strategie di lotta del movimento operaio, ma anche l’atteggiamento da assumere nei confronti dei diversi governi italiani. Al XIII congresso (Reggio Emilia) del 1912 vengono espulsi dal partito gli elementi della destra socialista, che approvarono l’impresa libica: Bissolati, Cabrini, Podrecca, Canepa e Berenini, che fondarono il “Partito socialista riformismo italiano”. Il dibattito venne animato dall’intransigente Benito Mussolini, cui si unì anche Filippo Turati; Mussolini diventò direttore dell’”Avanti!”. Il programma del nuovo P.S.I. comprendeva, quale obiettivo, la repubblica e come mezzi la lotta di classe e il rifiuto di ogni forma di collaborazione col sistema borghese. Nel 1914 il Partito socialista ottenne un grande successo alle lezioni amministrative.

Lo scoppio del primo conflitto mondiale nel 1914 vide il P.S.I. e la classe socialista in posizione fortemente neutralista. Vi era però una componente della sinistra italiana (democratici, sindacalisti) che era interventista a fianco dell’Intesa. Con articoli, dibattiti, comizi, questo fronte premette sui dirigenti del P.S.I., e in particolare su Mussolini, perché uscissero dal centralismo. Nell’ottobre Mussolini cominciò ad affermare che “se l’Italia vorrà agire essa non troverà ostacoli da parte dei socialisti”. La neutralità del P.S.I. verso la Francia era “simpatica”, verso l’Austria “ostile”, scriveva Mussolini il 7 luglio 1914.

Il 18 ottobre 1914 Mussolini scrisse un articolo intitolato “Dalla neutralità assoluta alla neutralità operante”, in cui chiedeva ai socialisti di non essere “spettatori inerti di questo riarmo grandioso” ( la guerra, ossia la lotta al baluardo della reazione europea), ma di diventare protagonisti della storia, di inserirsi nella vita politica del paese e dello stato.

A fine ottobre Mussolini si dimise da direttore dell’”Avanti!” dopo essere stato attaccato in direzione da molti socialisti; la sinistra interventista e i sindacalisti lo appoggiarono, così come il Fascio rivoluzionario di azione internazionalista. Il 15 novembre 1914 uscì in edicola “Il popolo d’Italia”, giornale interventista, con i capitali procurati da Filippo Nardi, direttore del “Resto del Carlino” di Bologna, provenienti da industriali interessati alle fortune militari e da ambienti politici francesi socialisti.

 Il 29 novembre la Direzione del P.S.I. espulse Mussolini dal Partito, e con lui ne uscirono alcune migliaia di socialisti interventisti (raccolti nei Fasci interventisti), che formarono i quadri del futuro movimento fascista. Da documenti e testimonianze di periodici prestigiosi come Mondo Operaio ho cercato di ripercorrere le tappe dell’emancipazione di un partito immortalato nella celebre immagine del “ Quarto Stato “ di Pellizza da Volpedo e del Sole nascente dell’avvenire, che purtroppo è rimasto immobile all’orizzonte delle speranze dei socialisti, dei vivi e dei morti per gli ideali di libertà e di giustizia.

 

 Nel 1879 Andrea Costa scrisse la famosa lettera aperta “Ai miei amici di Romagna”, con la quale proponeva un programma socialista di partecipazione legalitaria alle istituzioni elettive e respingeva la lotta violenta degli anarchici, la lotta di classe e il rifiuto di ogni forma di collaborazione col sistema borghese. Nel 1914 il Partito socialista ottenne, come già detto, un grande successo alle lezioni amministrative. Nel 1949 ebbe luogo la battaglia contro l’ingresso dell’Italia nella NATO: l’allora Presidente del gruppo parlamentare socialista al Senato, il futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini, dichiarò il voto contrario del PSI all’adesione al Patto Atlantico, perché inteso come uno strumento di guerra e in funzione antirussa, nell’intento di dividere l’Europa e di scavare un solco sempre più profondo per separare il continente europeo, e sottolineò come il Patto Atlantico avrebbe influenzato la politica interna italiana, con conseguenze negative per la classe operaia.

In quella seduta difese anche la pregiudiziale pacifista del gruppo socialista, esprimendo solidarietà nei confronti dei compagni comunisti, veri obiettivi, a suo dire, del Patto Atlantico, concludendo con le seguenti parole: “Oggi noi abbiamo sentito gridare “Viva l’Italia” quando voi avete posto il problema dell’indipendenza della Patria. Ma non so quanti di coloro che oggi hanno alzato questo grido, sarebbero pronti domani veramente ad impugnare le armi per difendere la Patria. Molti di costoro non le hanno sapute impugnare contro i nazisti. Le hanno impugnate invece contadini e operai, i quali si sono fatti ammazzare per l’indipendenza della Patria!”

 Negli anni successivi la proliferazione di partiti e partitini spense definitivamente gli ideali di ispirazione socialista, e dopo un periodo di dualismo dominato dalla Democrazia Cristiana interclassista e il PCI d’ispirazione filo-sovietica, il successivo tentativo di compromesso storico per uscire dall’ immobilismo di governi in continue crisi ed instabilità non ha fermato la corruzione e il malcostume della classe politica, che hanno determinato, con l’inchiesta Tangentopoli del 1992, il crollo dei partiti e dell’ormai spento partito socialista.

Attualmente il socialismo in tutta Europa è in crisi profonda; mai come oggi sarebbe indispensabile opporsi all’affermarsi di una destra revanscista e reazionaria in preoccupante aumento, nell’indifferenza dei popoli cloroformizzati dalle lobbies finanziarie e dalla globalizzazione e delle sue contraddizioni.