Sembrava dovesse scomparire nelle nebbie di un tempo più buio e più diviso, invece il nazionalismo è tornato più forte, diverso, più strutturato ad incidere sulle politiche nazionali, europee e, con la recente inaugurazione del primo mandato Trump, mondiali. Il concetto di nazionalismo è stato bistrattato e modificato nel tempo da varie formazioni politiche e sociali, come anche dai media, che hanno usato questo termine spesso senza attinenza al suo vero significato.

Possiamo andare sul sicuro nel dire che per esservi un nazionalismo deve esserci un’identità nazionale, se non una nazione vera e propria; ma quali sono gli elementi che formano questa identità?

La lingua comune, certo, un’identificazione territoriale; ma, soprattutto in realtà frammentate come la nostra, è la storia e la cultura di un popolo che unisce e omologa le sue componenti. La nostra storia ci dice chi siamo stati, ci racconta come siamo arrivati a essere uno stato indipendente e libero. La nostra cultura ci rivela le idee sulle quali si sono forgiate le rivoluzioni, che siano esse scientifiche o contadine.

La cultura di un popolo è elemento determinante nel scolpirne i modi, le attese, le relazioni tra le persone e verso l’esterno. O almeno è questo che ho sempre pensato, che la cultura sia indispensabile a ricordarci perché vale la pena lottare per migliorare e migliorarsi.

Quando sono stata a Sarajevo, una città dove convivono tre religioni, devastata dalla guerra e dall’assedio negli anni ’90, dopo aver visto i segni di quella guerra sui muri e sui visi, mi ha colpita terribilmente la visita alla biblioteca nazionale.

Nella biblioteca nazionale di Sarajevo erano custoditi documenti, manoscritti, libri che rappresentavano il novanta per cento della cultura scritta bosniaca: nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992 un rogo appiccato dalle truppe di invasione serbe distrusse oltre due milioni di scritti.

Due milioni di libri e documenti furono dati alle fiamme. Dopo aver distrutto fisicamente il paese, ne distrussero una parte dell’anima.

Nel nome del nazionalismo, un paese ha distrutto una parte dell’identità nazionale di un altro; così facendo, ha distrutto anche una parte della propria identità, così lungamente e profondamente legata a quelle di tutta la regione.

Gli uomini che guidavano le operazioni sapevano che negare, piegare e distruggere la cultura di un popolo è un modo per distruggerne l’unità, l’essenza, il vincolo che tiene unite le persone e le lega in una nazione. Senza la nostra cultura, storica, filosofica, scientifica, saremmo facile preda del nazionalismo più crudo, il nazionalismo che deve avere un nemico per rimanere vivo, il nazionalismo che incita all’odio e alla divisione.

L’attacco alla cultura, allo studio, alle opere intellettuali, non avviene nel mondo solo in modo fisico, distruggendo con il fuoco i testi materiali; avviene anche nella competizione politica, nella propaganda di partiti e movimenti che tendono a emarginare lo studioso come elemento anti-sociale, che non può capire i bisogni della popolazione, che con le sue idee non può far altro che andare contro a questo nazionalismo deformato. Ogni giorno attacchi alla nostra cultura, e alla cultura intellettuale in generale, distorcono il senso e il ruolo di chi studia e ragiona le scienze umane. Si è arrivati al punto in cui non solo si nega la cultura dell’altro, dello straniero-nemico, ma addirittura si tenta di appiattire, semplificare e smussare le parti più complicate della nostra, respingendo dei valori che fanno parte della nostra identità nazionale ed esaltandone altri costruiti artificialmente. Dimenticando il nostro passato e la nostra storia, diventiamo sempre più diffidenti verso un futuro che si presenta come svolta, cambiamento, rivoluzione della società.

La biblioteca di Sarajevo ha riaperto nel maggio del 2014. Ci sono due iscrizioni all’ingresso, una in serbo-bosniaco e una in inglese. Recitano:

 On this place serbian criminals

in the night of 25ͭͭͭͪͪͪͪͪͪͭ th – 26th august 1992 set on fire

national and

 university’s library

 of Bosnia and Herzegovina

over 2 millions of books, periodicals

and documents perished in the flame

 do not forget,

remember and warn!