In un momento economicamente non di certo facile, l’industria delle armi è florida. Sulle nostre tasche e sulla nostra salute

Non sentono la crisi. Anzi, in molti hanno bisogno di maggiori assunzioni.
E il problema è ancora più grave se si osservano i dati sulla spesa militare di ciascuno Stato.  Osservando i dati, gli stati che spendono di più in proporzione al loro PIL sono stati situati in zone “calde” dal punto di vista dei conflitti (special modo medio Oriente, ma anche alcune zone africane); ciò a testimonianza del fatto che, come in ogni mercato, più c’è domanda e più si ha offerta. Ma questi sono in realtà mercati di morte, visto che vendendo apparecchi militari si vendono mezzi per uccidere altre persone.
Ma nonostante ciò, nonostante la nostra coscienza e il (tanto sbandierato ma poco rispettato) diritto alla vita che vogliamo garantire, prevale sempre la dimensione economica.

Come si sarà capito, non amo per nulla questo business; ma ciò che ancora più mi disgusta è il fatto che siano gli stati occidentali, presunti detentori della “civiltà” (nello specifico UE e USA), a contribuire con più del 50% della spesa militare mondiale. Se poi ci aggiungiamo che Leonardo (ex Finmeccanica) è attiva soprattutto nella produzione di strumenti militari e per la difesa, e che il suo primo azionista è il Ministero dell’economia italiana, arriviamo ad un chiaro quadro di quanta speculazione facciano sulle armi anche i singoli stati.

Questo orrido business non solo è permesso, ma fa anche guadagnare agli Stati che lo ospitano.

Invertire un trend folle per garantire una vita migliore a noi e una vita a tutti!

Personalmente, credo che la soluzione sia il disarmo totale. Ma conosco le obiezioni: se lo faccio io non posso sapere se lo fa anche lui (tra Stati), senza un corretto apparato di difesa siamo un bersaglio troppo facile (cariche militari attuali o passate, oltre a chi ci guadagna), tutti hanno diritto a possedere un’arma (vari detentori di armi).
Avendo così tante parti della società avverse a una scelta come quella che propongo, bisogna trovare una soluzione di compromesso; ma quale? Un buon punto di partenza potrebbe essere quello di un summit globale tra tutti gli stati del mondo, nessuno escluso, in cui discutere di tagli sul settore armi partendo da una base (non trattabile al ribasso del 50%).

Facendo un esempio banale di quali implicazioni potrebbe avere un accordo di questo tipo: l’Italia nel 2015 ha speso 23,8 mld di dollari, già in discesa forte rispetto a molti anni fa comunque; con un accordo per il dimezzamento, si potrebbero fare due cose: o abbattere i costi della manovra (ad esempio nel 2016 si sarebbe passati da 27 a 15,1 mld) oppure, soluzione che francamente gradirei di più, potenziare i servizi di welfare in campi come istruzione, pensioni, ricerca, protezione ambientale.

Le possibilità ci sarebbero, dipende dalla volontà politica.

 

Fonti:

Primo collegamento
“Non sentono la crisi” link a a http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/04/kalashnikov-lazienda-ha-bisogno-di-assumere-1-700-dipendenti-non-riusciamo-piu-a-coprire-gli-ordini/3368047/
Secondo collegamento
“dati sulla spesa militare di ciascuno Stato” link a https://it.m.wikipedia.org/wiki/Stati_per_spesa_militare
Terzo collegamento
“l’Italia nel 2015 ha speso 23,8 mld di dollari” link a http://www.repubblica.it/economia/2016/04/05/news/spese_militari_sipri-136942981/
Quarto collegamento
“Manovra” link a http://www.altalex.com/documents/news/2016/10/17/legge-di-stabilita-2017

 

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