La passione per la musica deve essere scritta nel mio DNA, altrimenti non si spiega come mai all’apice delle mie abitudini c’è la Musica, anche se il mio reiterato tentativo di imparare a suonare uno strumento è miseramente fallito. Tra i molti ricordi che affollano la mia mente, ce n’è uno in particolare: le donne che si avvicendavano nei lavatoi in comune, e in circolo intonavano in coro una sorta di filastrocca, che recitava più o meno: “ma se mamma non vuole e papà nemmeno come faremo a fare l’amor”. Era accompagnata da un’aria molto bella, che a distanza di tanto tempo ho scoperto essere di Chaikovskij, dal Capriccio Italiano. Quindi casualmente divenni un fan di questo grande compositore; la mia modesta paghetta settimanale e qualche donazione di zii e nonni mi permetteva la ricerca e l’acquisto di dischi di questo compositore, peraltro non facile perché in quel periodo la musica di autori russi non era gradita al regime. In compenso grazie alla mia nomina a tutore di mia sorella, fidanzata con un giovane colto piccolo borghese che soleva frequentare sale da concerto, ebbi l’occasione di ascoltare Beethoven.

Fu un impatto sorprendente, che coincise storicamente con i drammatici avvenimenti in corso, la guerra mondiale. Era la Sinfonia n. 5: all’attacco delle famose quattro note iniziali, sentii un brivido dietro la schiena per la drammaticità che m’impressionò, per la potenza degli strumenti che lo stesso compositore affidò all’orchestra per rappresentare “ il destino che bussa alla porta” seguito con un aria rassicurante, insomma un vero e proprio quadro descrittivo che la musica riesce, in simbiosi con l’immaginazione, a realizzare. La sesta Sinfonia, nota come la Pastorale, ne conferma la bucolica forma.

Chi ha avuto la ventura di assistere alla nona Sinfonia nello scenario unico al mondo del Campidoglio ne conserverà un ricordo indelebile: quella cascata di note e il possente coro dell’Ode a Schiller, l’inno alla gioia sullo sfondo Michelanfiolesco, commosse il pubblico traboccante di romani e fortunati turisti. La letteratura pianistica di Beethoven, al pari di quella sinfonica, riserva ad ogni nuovo ascolto nuove sensazioni ed inedite impressioni che non stancano mai di stupire.

Certo, per approfondire il mondo della musica classica un libro guida è indispensabile per un minimo di conoscenza del contesto storico nel quale si svolge. Poco note sono le vicende dei protagonisti della musica classica: fu proprio Beethoven a contestare Napoleone, a cui aveva dedicato addirittura una sinfonia monumentale, la n° 3, della quale stracciò la partitura e la dedica quando il grande corso da rivoluzionario pretese la Corona d’Imperatore. Pochi ricordano il celebre schiaffo inferto da un facinoroso al nostro grande direttore d’orchestra Toscanini, che si rifiutò prima del concerto di eseguire l’inno fascista e fu costretto ad emigrare in seguito alle pressioni del regime. Chaikovskij dedicò la sinfonia dal titolo “Overtoure 1812” alla grande battaglia di Waterloo contro Napoleone, sinfonia certo musicalmente modesta rispetto alle sue magnifiche sei sinfonie e il suo celebre concerto per pianoforte e orchestra. Perfino il grande romantico Chopin, in precarie condizioni di salute, compose uno studio, se non ricordo male il n° 12, meglio conosciuto come  “Rivoluzionario”. Non ultimo il nostro amato Giuseppe Verdi: le opere che scrisse avevano una forte componente patriottica e vennero tutte accolte dall’entusiasmo del pubblico. Le Arie e i Cori, che parlavano ai cuori e alle coscienze, venivano bissati in teatro e cantati nelle piazze, e furono in un certo senso la colonna sonora del nostro Risorgimento.

Tornando in senso stretto alla Musica, Mozart fu la chiave di volta che mi fece voltare pagina una volta per tutte, nonostante le reminiscenze del primo amore per la musica jazz, i gospel e il tango. Ascoltare Mozart dovrebbe essere obbligatorio, come imparare la lingua Italiana e la matematica. Si può attingere a piene mani nella sua vasta opera integrale di una bellezza incomparabile.

 

Lungo il piacevole percorso musicale ho incontrato compositori di grandissimo interesse, che i musicisti collocano nel periodo del Romanticismo: come Chopin, con i suoi splendidi notturni, le Polacche e gli improvvisi uno più bello dell’altro, Rachmaninov con i suoi brillanti preludi ma soprattutto con i concerti per pianoforte ed orchestra 2 e 3 ai quali neppure chi non ama la musica rimane indifferente, il cui fascino, le sensazioni, le emozioni fortemente sincronizzate con la tecnica delle esecuzioni sono difficili da descrivere se prima non si ascoltano dal vivo. Brahms è un altro compositore da conoscere e ascoltare, in particolare la terza e la quarta sinfonia e il concerto per pianoforte e orchestra n°1. Un capitolo a parte merita J.S.Bach, compositore e pianista tedesco del periodo barocco, universalmente considerato uno dei più grandi geni nella storia della musica. Le sue opere sono notevoli per profondità intellettuale, padronanza dei mezzi tecnici ed espressivi e per bellezza artistica. Bach operò una sintesi mirabile fra lo stile tedesco e quello italiano di Vivaldi, dei quali trascrisse numerosi brani, assimilandone soprattutto lo stile concertante. La prima volta che ascoltai la celebre Toccata e fuga fu niente meno nella colonna sonora del film “Fantasia” di Walt Disney, e ne fui colpito. Di Bach in verità conosco ben poco, i Concerti Brandeburghesi magnifici e la inflazionata “Aria sulla quarta Corda”.

Un altro periodo che occupa molto interesse anche attualmente è quello del Gruppo dei Cinque, nome con cui è noto in letteratura un gruppo di compositori classici non professionisti (alcuni avevano intrapreso ad esempio la carriera militare), capeggiati da Milij Balakirev, che a partire dal 1860 circa diedero vita a San Pietroburgo ad una tradizione musicale russa, sganciata quanto più possibile dalla tradizione musicale dell’Occidente europeo e quindi dalle sue convenzioni accademiche: potrebbero essere definiti come una derivazione del nazionalismo romantico in Russia. Del gruppo facevano parte Balakirev, Cui, Mussorsgkij, Borodin, Rimsky Korsakov. I Cinque sono stati ispiratori e talvolta maestri di molti musicisti russi della successiva generazione, tra cui Prokofiev, Sravinskij, Sostakovic. Il gruppo ebbe origine da un primo incontro tra Balakirev e Cui, a cui poi si aggiunsero Musorgskij , Rimskij-Korsakov e Borodin. La musica più nota da noi è “il Principe Igor” di Borodin, “I quadri di un’Esposizione” di Mussorgskij e “Capriccio Spagnolo” e “Sherazade” di Rimskij Korsakov. Di Prokofiev, altro grande protagonista,  conosco “Giulietta e Romeo” e la deliziosa fiaba musicale interpretata vocalmente da molti attori Italiani “Pierino e il Lupo”. Dell’ultima generazione credo che Igor Stravinskij occupi il posto più prestigioso della Musica del Novecento. Ottenne grande fama come pianista e direttore d’orchestra, dirigendo spesso le prime delle sue composizioni, e fu anche pubblicista. Scrisse anche due saggi di filosofia musicale, nei quali esponeva le giustificazioni riguardo alla sua visione della musica come suprema arte dinamica che non può essere mai rinchiusa in canoni prestabiliti e un saggio teorico che racchiude una serie di conferenze tenute presso l’Università di Harvard. Tipico russo cosmopolita, Stravinskij fu uno dei più apprezzati compositori del XX Secolo, sia nel mondo occidentale che nel suo paese d’origine.

Di Mendelssohn conosco la sinfonia “L’Italiana” e, forse superfluo aggiungerlo, la marcia nuziale dello stesso. Di F.Liszt “Les Preludes” e la Sonata in si minore, che conosco a menadito, dal vivo e in varie versioni, e di cui sono innamorato.

 

Chi ama la Musica non può e non deve ignorare chi ha rappresentato i cardini della Musica classica, che alcuni definiscono colta e altri dotta. Con sottile ironia la musica classica si è sempre ispirata a quella popolare, oggi populista… Oltre che terapeutica è un linguaggio universale, l’unico in grado di unire gli esseri umani e superare qualunque ostacolo, per impedire i conflitti permanenti tra i popoli. Questi concetti sono stati espressi da molti altri prima di me: ai posteri l’invito a diffonderli.

Buon Ascolto