Cos’è il sottosuolo? Un mondo parallelo, onirico e allucinato, in cui si auto-esilia l’uomo vigoroso, diverso dall’uomo normale che se ne sta quieto davanti al muro rassicurante della legge scientifica. L’uomo vigoroso non crede nella ragionevolezza e nell’interesse, e vive secondo la sua volontà. Ma l’uomo vigoroso vive come un topo nella sua tana nel sottosuolo. Il topo cova un incessante sentimento di  affermazione, di volontà di essere ciò che vuole. Cosicché, quando questo uomo-topo esce dal sottosuolo, per difendersi dalla nefandezza del mondo dei “normali” ha bisogno di fabbricarsi un universo di sogno, in cui poter vedere le cose come vuole lui e non come sono realmente. Il sottosuolo se lo porta dietro. 

Il protagonista delle “Memorie dal sottosuolo”, uno dei romanzi più suggestivi di Dostoevskij, combatte una personale battaglia contro una società avida, abitudinaria e mediocre, che utilizza le nuove mode culturali, quali il positivismo e la scienza sociologica, per imbrigliare tutti in una mediocrità ancora più grigia. Egli non è ricco, né dotato di un’intelligenza creativa che gli permetta di difendersi dai continui attacchi di coloro che lo vorrebbero uguale a tutti. Tuttavia la sua tragica battaglia non lo porta ad uscire da quel mondo, ma a rintanarsi nella sua tana come una talpa braccata e ferita. Egli sprofonda nel fango di questi ricordi, e il suo piacere raggiunge l’apice nell’autodistruggersi e nel fare del male agli altri. Nulla potrebbe salvarlo se non la fede, che nel buio della sua tana, a sprazzi, appare miracolosamente come una panacea contro tutti i suoi mali.

Ammiro il coraggio di Dostoevskij di pensare per conto proprio e di non lasciarsi trascinare dalle correnti della sua generazione. Chi leggerà le sue opere maestre imparerà a conoscere se stesso e la profondità della sua anima; e dopo averle lette, non sarà mai più lo stesso.

 

Foto: “Autoritratto”, Ivan Nikolaevich Kramskoy