“Non si può andare avanti così! Ma il governo cosa fa?” Furono pressappoco queste le parole pronunciate dalla Regina Elisabetta II ai suoi consiglieri, in una gelida mattina del gennaio 1979, in quello passato alla storia britannica come “The Winter of Discontent”, l’inverno del malcontento.

L’allora Primo Ministro laburista James Callaghan si trovò a fronteggiare una pesantissima ondata di scioperi selvaggi, quando le potenti Trade Unions, sindacati dei lavoratori, paralizzarono l’intero Paese. Esse chiedevano, da almeno un ventennio e con sempre maggior insistenza, condizioni contrattuali migliori per i propri lavoratori, e ai rifiuti del governo in carica rispondevano facendo scattare mobilitazioni di massa che coinvolgevano tutti i settori della vita pubblica.

 

Non solo si fermavano le fabbriche, ma anche i servizi essenziali come le centrali energetiche, gli acquedotti, gli ospedali e persino le pompe funebri. Il risultato era drammatico: elettricità e acqua razionati come in tempo di guerra, produzione industriale paralizzata, malati a rischio della vita nelle strutture sanitarie per carenza di personale e magazzini abbandonati usati come obitori temporanei, pieni di bare in attesa di poter essere sistemate nei cimiteri. Le strade, comprese quelle dei salotti buoni di Londra, erano ricolme di spazzatura e topi. Una situazione da terzo mondo, e tutto perché, dagli anni ’60 in poi, i vari esecutivi che si sono succeduti a Downing Street concessero sempre più autonomia ai sindacalisti. Questi se ne approfittarono e si arrivò quindi alla situazione che fece infuriare anche la solitamente tranquilla Elisabetta II. È in questo terribile scenario che si giunge alle elezioni politiche del maggio 1979, quelle che videro trionfare la conservatrice Margaret Thatcher.

 

È essenziale conoscere cosa ha preceduto l’arrivo al famoso Numero 10 della “figlia del droghiere”, com’è sempre stata spregiativamente considerata, per rendersi conto del perché poi lei, nei suoi 11 anni e mezzo al potere, userà metodi molto duri per raddrizzare la schiena al Regno Unito, chiamato in quegli anni “The sick man of Europe”, letteralmente il malato d’Europa.

Un Paese allo sbando che lei, attraverso una poderosa cura da cavallo, riuscì a rimettere in sesto, facendolo tornare ad essere temuto e rispettato nelle cancellerie mondiali. Certo, non senza danni, ovviamente. Proprio perché Thatcher dovette forzare la mano si verificarono gravi situazioni di disagio, dovute a un repentino cambiamento dell’economia britannica, che di fatto passò da statale a privata. “There is not alternative”, non c’è alternativa, era solita ripetere per giustificare le proprie controverse azioni.

 

 Il salvataggio delle casse pubbliche, sull’orlo del collasso finanziario, ebbe come contraltare un enorme numero di esuberi di personale. Questi furono in parte recuperati da nuove aziende del settore terziario che nacquero nella seconda metà degli anni ’80, come anche dal famoso stabilimento automobilistico della Nissan sorto a Sunderland nel 1986, preteso espressamente dalla Thatcher contro il parere negativo dei suoi ministri, proprio per non causare la desertificazione completa di una delle aree in cui le sue politiche ebbero conseguenze più gravi.

 

Margaret Thatcher ha agito come una chemioterapia su un malato di cancro: è riuscita a salvargli la vita (anche se non sempre la chemio lo fa) procurandogli pesanti danni in altre parti del corpo. Ma quei danni sono poca roba in confronto a quanto accadrebbe senza le cure, cioè la morte certa. Poi è ovvio, come si sa non si può avere la moglie piena e la botte ubriaca. A qualcosa bisogna pur rinunciare, perché mettere d’accordo 50 milioni di cittadini è impossibile.

Riuscì anche a far diventare di nuovo il Regno Unito una nazione indipendente dagli Stati Uniti dal punto di vista militare, impegnandolo in quella che sembrava una follia destinata a fallire in partenza, cioè la guerra delle Falkland. Anche questa fu una decisione molto criticata da alcuni, persino da Ronald Reagan, e acclamata da altri, che confermò quello che fu Margaret Thatcher: una madre molto cattiva che insegnò, con metodi violenti, l’educazione al proprio figlio.